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Aleandra  Maddaloni            


 
Nel castello di Vicalvi nel 1700 abitava   Aleandra Maddaloni.
Costei  era solita approfittare delle assenze del marito per sedurre
i giovani che conosceva..
Dopo essersi saziata, Aleandra faceva eliminare i suoi amanti da un
servo fidato.  Purtroppo per  lei, queste  scappatelle furono presto 
scoperte dal marito che la  fece murare viva in una torre del castello.
Ancora oggi,  Aleandra pare andare alla ricerca  di nuove avventure:
diverse persone affermano di averla  incontrata e di aver ricevuto
"attenzioni particolari". 




















Francesco Marrocco ( Tartaglia )




Nel 1607, in un campo vicino a Tor San lorenzo,  venne catturato un
anziano  capo  bandito  chiamato  Francesco Marocco ,
soprannominato  Tartaglia. 
Le dichiarazioni rilasciate ai giudici dai numerosi testimoni ascoltati
dopo il suo arresto ci descrivono un fuorilegge quasi leggendario, 
che "ne aveva fatte tante, che non c'era stato mai nessuno che ne 
aveva fatte più di lui,  né Marco di Sciarra,  né Battistella,  né 
Pacchiarotto,  né altri banditi famosi".
Eppure le uniche tracce di questo bandito giunte sino a noi sono 
proprio quelle contenute nei verbali dei processi del Tribunale del
governatore, che era l'autorità competente nei giudizi contro i banditi. 
Questi atti, preziosi per conoscere la cultura e le abitudini delle
popolazioni dell'epoca, sono oggi conservati nell'Archivio di Stato
di Roma, in corso Rinascimento, a due passi da piazza Navona.
Il mitico Tartaglia ha dunque goduto di una gloria effimera, come 
quasi tutti i paladini popolari dei secoli scorsi, dimenticati da libri e
manuali e relegati nel campo della "storia che si ricorda".

Tartaglia era nato a Vicalvi, compreso all'epoca nel Regno di Napoli, ma fu ben presto costretto a fuggire dalla sua patria in quanto autore di un omicidio. Un giorno infatti era riuscito a scovare uno degli assassini di suo fratello  e dopo averlo costretto a raccontare il motivo dell'uccisione fratello, lo uccise. Questo di  nome Tommaso Campagna  gli disse che l'aveva fatto su richiesta  d'alcuni di Vicalvi  che avevano promesso dieci scudi per uno. 

Iniziava così una carriera che ben presto lo avrebbe portato ad essere protagonista di episodi clamorosi come quando, più o meno nel 1570, decise di vendicare la morte del fratello e, insieme ad altri  quattordici  banditi la mattina della festa del Corpus Domini entrò in Vicalvi, tagliarono la fune delle campane, mentre si celebrava la messa entrarono in Chiesa, catturarono dieci persone legandole  con le fune delle campane  e davanti  alla porta della Chiesa l'amazzorono. Dieci  furono li morti, e tra l'altri ci fu un notaio con tre figlioli. 

Dopo aver rascorso alcuni anni nello Stato di Bracciano al servizio di Paolo Giordano Orsini., insieme ad altri fuorilegge, Marcello Accoramboni e Paluzzo Mattei. ( All'epoca i nobili, per risolvere le loro inimicizie o per motivi di difesa personale si servivano molto spesso dei banditi, uomini d'azione che, esperti di armi combattimenti, erano certamente, per questo scopo, i più affidabili. ), Francesco si era poi trasferito in Sicilia.

Sul suo capo pendeva intanto una taglia di 300 scudi messagli da Gregorio XIII per i delitti commessi fra Formello e Bracciano. Francesco ormai anziano  decise di lasciare la Sicilia  per  recuperare alcuni suoi beni che gli erano stati tolti "della giustizia",  per un debito non pagato. 

Era quindi tornato a Roma   "vivendo per l'amor de Dio accattando": e quando dopo dieci giorni  fu catturato, "morto de fame", stava lavorando in un campo.

L'anziano bandito, come viene riferito dallo sbirro che effettuò il suo arresto, "è tutto corvellato d'archibusciate per la vita". Lo stesso Tartaglia descrive al giudice in che modo gli furono provocate le ferite, ricordate dalle numerose cicatrici che ricoprono il suo corpo: "questa poca parte dell'orecchio sinistro che me manca fu un archibusciata...  questa cicatrice sulla gola sono state pugnalate"... "queste archibusciate che ho nella mano et nelli fianchi mi furono tirate a Sacrofano mentre tagliavo il grano e l'orzo a tradimento da un certo Figura da Sacrofano. In un'epoca in cui spesso, data l'assenza di cure efficaci, si moriva anche in seguito a ferite molto lievi, Tartaglia sembra quasi circondato da un alone di invulnerabilità. Suo cugino Arcangelo ad esempio, nel parlare di lui, arricchisce il racconto di molti particolari, sicuramente frutto della fantasia di quest'uomo, che evidenziano però l'ammirazione per il capo bandito, capace di togliersi "da se stesso un pugnale dalla gola".

L'anziano fuorilegge, vecchio "di mille anni" secondo il garzone catturato insieme a lui, non conosce la propria età, ma riferisce di ricordare tre giubilei: dovrebbe quindi avere fra i sessantacinque e i settant'anni, una meta veramente invidiabile per un bandito del suo calibro!

Nel corso degli interrogatori cui viene sottoposto, Francesco fa di tutto per presentarsi come un uomo stanco, che non desidera altro che un po' di tranquillità e per il quale i tempi delle clamorose azioni sono solo un lontano ricordo, tanto da scoppiare in lacrime di fronte ai giudici implorando misericordia. Ma le dichiarazioni dei numerosi testimoni esaminati fanno emergere una figura ben diversa facendo accostare Francesco ai più celebri fuorilegge degli ultimi anni del Cinquecento!

Amministrazione Comunale di Vicalvi © 2008 - tutti i diritti riservati     | autore: Lordofenuplas