Cenni storici
Il nome Vicalvi ha origine dal toponimo medioevale, Vicus Albus, derivato del termine latino vicus (villaggio) a cui fu aggiunto l'aggettivo albus (bianco).Il
nome fu
attribuito al castello e al villaggio che, nel corso del
Medioevo, erano sorti
nello stesso luogo di un precedente insediamento dei volsci. Questi
ultimi, a
loro volta, si erano insediati in un’area già popolata nel Paleolitico,
dando
vita ad un abitato di collina, fortificato da un notevole circuito
murario.
Al
nucleo
volsco si sovrappose un villaggio romano, che colonizzò l’agro
vicalvese
edificandovi diverse ville rustiche.
Le prime testimonianze su Vicalvi ci riconducono al 702 d.C., quando era in atto l’invasione longobarda e Gisolfo I aveva già occupato le terre di Sora, Arpino ed Arce.
Il
borgo di Vicalvi ed il Castello fu più
volte
saccheggiato dai
Saraceni e dagli Ungari ( 915 e 938 d.C. ).
Vicalvi
ritornò
ad occupare un ruolo importante e strategico per la zona intorno
al 967
d.C., grazie
all’interessamento dell’abate Aligerno, che, oltre alla ricostruzione
delle chiese distrutte dai Saraceni, ottenne il rifacimento e la
fortificazione
del Castello.
Successivamente
il territorio entrò
nell’orbita dei conti dei Marsi e
il
castello vicalvese divenne la dimora comitale.
Sul
paese
ebbero interessi anche i monaci cassinesi che possedettero una
prepositura
rimasta in vita sino alla fine del Medioevo.
Attraverso
donazioni e passaggi di proprietà complessi, Vicalvi divenne feudo
delle
famiglie che hanno dominato il cominese facendo perno sulla rocca di
Alvito,
centro a cui Vicalvi è stato frequentemente associato. Il castello fu
più volte
attaccato ma raramente con successo, come accadde nel 1435 con Riccio
di
Montechiaro. Addirittura, l’esercito francese guidato dal celebre
Odetto di
Fois signore di Lautrecht, nell’anno 1528, fu respinto dagli assediati,
che
portarono sugli spalti persino le loro donne. Tale edificio è rimasto
in
pieno uso fino al secolo XIX.
Tramontati
i feudi, i vicalvesi rimasero fedeli ai Borbone concorrendo ad
attaccare i
liberali di Alvito, ma non parteggiarono per i briganti.
Dopo
l’unità nazionale si ridussero i legami politici e amministrativi con
l’abitato
di Posta; alcune frazioni rurali, a seguito di controversie e
provvedimenti
legislativi, costituirono comuni autonomi o passarono sotto altra
giurisdizione.
Fu un grave colpo per Vicalvi che perse molti abitanti, dopo quelli emigrati massicciamente a partire dalla fine del secolo XIX.
Dopo
la II guerra mondiale progressivamente la gente
scese a valle, abbandonando le case in collina e costituendo un nucleo
centrale
lungo la strada Sora-Cassino.
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